Il kit delle 72 ore
In questi giorni abbiamo guardato con ironia al kit di sopravvivenza UE, ma forse un po’ d’attenzione ci vorrebbe. Vediamo il caso:
In un video tra il serio e il faceto, la UE, nella persona di Hadja Lahbib, commissaria per la Gestione delle crisi, mostra il “kit di sopravvivenza” che ogni cittadino dovrebbe sempre avere con sé per resistere 72 ore in condizioni di estrema emergenza. Tale kit comprende documenti di identità in una custodia impermeabile, acqua, una torcia elettrica, occhiali da vista, se necessari, un coltellino svizzero e accendino, ma anche medicine e cibo in scatola, dei contanti, una power bank per il cellulare e un radio portatile. Le linee guida complete della UE arriveranno nel 2026.
Ebbene, se ci facciamo caso, tutti noi teniamo in casa il nostro kit, comprendente acqua, medicinali ecc., e un’integrazione non guasterebbe. A casa mia, per esempio, non ci sono una radio funzionante a batterie, né un power bank, né un fornello da campeggio: non sarebbe male averli, anche perché non è del tutto remota un’emergenza che la UE non nomina, quella di un prolungato black out elettrico.
Mi viene in mente Cecità, Cecità | Logos52, il romanzo di Josè Saramago: il caso è profondamente diverso, ma le conseguenze potrebbero non essere dissimili. Nel romanzo, che consiglio vivamente a chi non l’avesse letto, si diffonde un’epidemia con la quale si perde la vista. In un mondo di ciechi, la fanno da padroni i malintenzionati, che non impiegano molto a diventare dominanti. Solo una signora che, per motivi ignoti, non ha perso la vista, si oppone a essi e consente alla propria comunità di sopravvivere fino al giorno in cui, sempre senza sapere perché, alcuni, e poi tutti, recuperano la vista.
A ben vedere, noi siamo già in un mondo di ciechi e dobbiamo svegliarci, se non vogliamo essere sopraffatti. Il kit delle 72 ore va bene, ma il kit più utile sarà invece quello necessario per evitare che tutti, ma proprio tutti, perdano la vista.